News Sentenze Cassazione Giugno 2021

Cessione di cubatura e imposta di registro: gli attesi chiarimenti dalle Sezioni Unite

Le Sezioni Unite della Suprema Corte sono intervenute, con la sentenza n. 16080 del 9 giugno 2021, in tema di qualificazione giuridica dell’atto di cessione di cubatura, precisando che esso costituisce un negozio «immediatamente traslativo di un diritto edificatorio di natura non reale a contenuto patrimoniale», che non richiede pertanto la forma scritta ad substantiam ed è trascrivibile ex art. 2643 n. 2 bis c.c.

Il Collegio ha ulteriormente precisato che tale atto è assoggettabile a imposta proporzionale di registro come “atto diverso”, avente ad oggetto prestazione a contenuto patrimoniale ex art. 9 Tariffa Parte Prima allegata al DPR n. 131/86 nonché, in caso di trascrizione e voltura, ad imposta ipotecaria e catastale in misura fissa, in misura pari al 3%, ex artt. 4 Tariffa allegata al D. Lgs. n. 347/90 e 10, comma 2, del medesimo Decreto.

 

Canoni arretrati e inerzia del locatore: è abuso del diritto richiederli improvvisamente dopo anni

Secondo quanto affermato dalla Terza Sezione civile della Suprema Corte (sentenza n. 16743/2021), in un contratto di locazione di immobile ad uso abitativo, l’assoluta inerzia del locatore nell’escutere il conduttore per ottenere il pagamento dei canoni, protrattasi per un periodo di tempo assai considerevole in rapporto alla durata del contratto è idonea, qualora sia suffragata da ulteriori elementi circostanziali oggettivi, a ingenerare nel conduttore un affidamento nella remissione del debito per facta concludentia.

Nel caso di specie, la Corte ha chiarito che la repentina richiesta di pagamento dei canoni – mai pretesi sin dall’origine del rapporto negoziale, anche se formalmente previsti negli accordi tra conduttore e la società di famiglia locatrice dell’immobile –, se corrispondente a una situazione di palese conflittualità tra i soci e non giustificata da altri fattori, può costituire un abuso del diritto per violazione dell’obbligo di buona fede contrattuale ove riveli l’intento di arrecare un ingiustificato nocumento.

 

Finanziamento Covid su conti privati: non configurabile la malversazione ai danni dello Stato

La Sesta sezione penale della Corte di Cassazione, con sentenza n. 22119/2021, ha affermato che, in materia di finanziamenti volti al sostegno delle imprese colpite dalla pandemia da Covid-19, non è configurabile il reato di cui all’art. 316-bis cod. pen. nel caso in cui, successivamente all’erogazione da parte di un istituto di credito di un finanziamento assistito dalla garanzia rilasciata da SACE S.p.A., ai sensi del d.l. n. 23/2020, come convertito dalla l. n. 40/2020, gli importi erogati non vengano destinati alle finalità cui detto finanziamento è destinato per legge, ma finiscano su conti privati del soggetto finanziato.

Tale finanziamento, infatti, non viene erogato direttamente dallo Stato o da altro ente pubblico, bensì da un soggetto privato. Inoltre, il mero «sviamento delle somme erogate dalla finalità legale cui le stesse sono destinate, non accompagnata dall’inadempimento dell’obbligo di restituzione delle somme erogate, non può comportare l’attivazione della garanzia pubblica», con la conseguenza che tale condotta è destinata a rilevare soltanto nell’ambito del rapporto principale di mutuo.

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